: Waldemar's Castle:
proposta di progetto 
Installazione eolica per cinque sculture di suono "en plein air"
 


Installazione eolica per cinque sculture di suono "en plein air" ed un insieme di arpe e gong eolici eccitati dall’interprete col fiato e con aria compressa; il tutto amplificato elettronicamente, diffuso per mezzo di cinque coppie di altoparlanti nelle sale interne, di cinque altoparlanti all’esterno e variato in tempo reale grazie ad un sistema elettronico
digitale controllato dall’unico esecutore.

Sul piazzale del castello – meglio se si potesse trattare d’un giardino o d’un parco – sono installate cinque sculture eoliche di suono di forma e di dimensioni diverse. Almeno tre di esse sono formate da un telaio che tende centinaia di sottilissime corde di metalli differenti; le rimanenti sono costituite, l’una da un "assemblage" di spirali bronzee, l’altra da una folta vegetazione di barre metalliche di altezza discreta (da 30 a 150 cm.). Gli oggetti sono amplificati elettronicamente e collegati ad una coppia di altoparlanti posta ciascuna in una delle cinque differenti sale prescelte. Il pubblico, come accade in una mostra d’arte, visita a gruppi ora l’una ora l’altra sala ed è quindi esposto ad un ascolto parziale dell’opera: quello relativo al suono d’uno dei cinque strumenti eolici che reagiscono all’impulso del vento senza l’intervento dell’esecutore. Questi si inserisce nel discorso "naturale" del vento con la doppia azione "artificiale" del suonare il proprio set strumentale e del variare a tratti il risultato sonoro totale elaborandolo digitalmente in tempo reale.

Nelle sale interne il suono delle arpe si estingue gradatamente. Il pubblico viene quindi attratto dai suoni diffusi attraverso gli altoparlanti del piazzale: esso può ascoltare adesso la mistura dei suoni registrati nelle sale interne durante la precedente fase del lavoro.

A circa tre minuti dalla fine, come in un sogno appartenente ad un tempo lontano, sulla dissolvenza della sonorità delle arpe si diffonde dalla sala interna più grande la musica di Domenico Scarlatti: con dodici sonate scelte tra i 555 capolavori del maestro settecentesco ha termine in nostro excursus volto ad unire il suono della Natura, gli esperimenti odierni e l’esperimento di ieri in un unico gesto che ne riassuma gli echi e i possibili punti di incontro, forse sognati, forse realmente percettibili.

Berlino, 5 gennaio 2004, Mario Bertoncini

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