: Non abbiamo ancora sentito tutto :
 
Elisheva Regbi, Gerusalemme, novembre 1996
 

La principale e la più interessante – in un certo senso l’unica - attrazione del concerto è stata Cifre, un lavoro di Mario Bertoncini per due pianoforti preparati. Il compositore italiano, formatosi nel clima dell’avanguardia e delle ricerche elettroacustiche degli anni sessanta, è attualmente in possesso d’una cattedra presso l’Università di Berlino e, qui tra noi, è ospite dell’Accademia Rubin nell’ambito del servizio di scambi accademici.

Il pianoforte preparato, per chi l’avesse dimenticato, fu uno degli hits del dopoguerra: un pianoforte sul quale non si suona in modo convenzionale, ma per mezzo di materiali diversi applicati alla cordiera e ad altre parti dello strumento (delle sequenze sui tasti agiscono sempre su suoni distorti, preparati, appunto). Tali preparazioni variano da pezzo a pezzo e in questa composizione (del 1967) persino il numero dei pianoforti può variare.

Cifre è stato eseguito finora con due fino ad un massimo di sette pianoforti ed un numero variabile di pianisti. Questa volta i pianisti erano due: Bertoncini ed una delle sue allieve di composizione, YunKyung Lee, che si trova attualmente a far parte del programma-scambio presso l’Accademia.
Noi credevamo che una certa avanguardia musicale avesse ormai compiuto il suo ciclo e che le possibilità di inventare nuove forme sonore non facesse più parte del nostro tempo; cioè che oggi fosse soltanto possibile servirsi delle scoperte del passato. In breve, noi pensavamo d’aver sentito tutto. Questo è stato un errore.
Le tecniche impiegate da Bertoncini e da YunKyung Lee sui due pianoforti, “l’arco” sulla cordiera, singoli fili fissati ciascuno ad una corda dello strumento, sono state una assoluta novità per me. Ma la cosa più importante è che il compositore sia riuscito a confondere quasi totalmente i contorni figurativi e ritmici del proprio lavoro e presentare quindi un tipo di musica che vive esclusivamente di colori e di variazioni timbriche.

L’effetto sull’ascoltatore è enorme. Ciascun momento si tramuta in un mondo sonoro affascinante ed il tempo “si ferma”. Il fatto che la qualità del momento successivo sia imprevedibile fa sì che nell’ascoltatore l’interesse rimanga sempre desto. Succede sempre qualche cosa; forse qualcosa di impalpabile e di indefinibile, ma la tensione e la curiosità attenta vengono nutrite senza interruzione dal principio alla fine.

Elisheva Regbi, Gerusalemme, novembre 1996

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