: Cartridge Music :
 
di John Cage - elaborazione Mario Bertoncini
durata var., 20' ca. 
Menippo: Non era soltanto il Maestro dell’Ombra ad essere ossessionato dal suono continuo; in quegli anni una tale fissazione costituiva quasi un “male d’epoca”, basti pensare a Scelsi o a La Monte Young!

Bremonte: Giusto. La prego di tenere presente, però, che in lui una tale ricerca ha assunto da più di trent’anni e per più di trent’anni un valore particolare! ...

Menippo: ... Questo sì che significa essere ostinati! Fortuna che l’ostinazione, in arte, viene candidamente definita “stile personale” ...

Bremonte: ... Dicevo che X. ha ottenuto bande cangianti di suono continuo mediante diversi procedimenti, sia da lui escogitati, sia applicati sistematicamente su vasta scala.
Ma questo lo vedremo poi.
Per quanto ne so io e a parte ambizioni, sogni e lettura di trattati di divulgazione scientifica, esattamente dall’estate del 1968, in un periodo cioè che lo vide occupato nell’elaborazione di CARTRIDGE MUSIC DI John Cage, egli usò uno strano oggetto gastronomico, la cosiddetta “CHITARRA ABRUZZESE” (un telaio di legno sul quale una superficie di numerosissimi fili metallici serve a tagliare regolarmente la pasta omonima); lo espose a correnti d’aria sulla finestra del proprio atelier e, grazie ad una potentissima amplificazione, trasformò l’oggetto in una rudimentale arpa eolia.

Menippo: Queste cose ha fatto, nell’ombra, il suo amico . ...Vergogna: vatti a fidare degli asceti!
Rovesciando il proverbio, potremmo dire: “dalle stalle alle stelle”. Dato e non concesso che rincorrere fantasticherie eoliche di marca romantica sia cosa più lodevole del fabbricare un buon piatto di pasta fatta in casa!
Comunque sia, appena riprende fiato lei mi spieghi che diamine c’entra la pasta alla chitarra con John Cage: si trattasse di risotto con i funghi capirei ...

Bremonte: Cage, in CARTRIDGE MUSIC, suggerisce di esplorare per esteso tutto un mondo di suoni e rumori non avvertibili dall’orecchio umano, provenienti dalle sorgenti sonore e dai materiali più impensati; i quali, convenientemente amplificati, rivelano un paesaggio acustico fiabesco, quasi un equivalente dell’esplorazione di fondali sottomarini.

Menippo: Ho capito tutto: vado avanti io. Il Maestro delle Ombre, smodato e pertinace più di quanto noi abbiamo ormai imparato a conoscerlo, non si accontenta di conficcare come Cage comanda quella molla giocattolo che il volgo statunitense chiama “slinky” in una cartuccia piezoelettrica; più realista del re, egli smonta tutte le molle possibili e immaginabili esistenti sul mercato: da quello macroscopico dell’automobilismo a quello microscopico e infinitesimale dell’orologeria, convertendone le impercettibili metalliche risonanze in sussulti tellurici e brontolii temporaleschi .

Bremonte: Fosse soltanto quello. Nella versione del capolavoro di Cage che X. ha elaborato ed eseguito ripetutamente in concerto, egli pubblica una lista particolareggiata di innumerevoli altre applicazioni consimili: dall’uso di lunghi steli di piante palustri disseccate, fornite d’una dentellatura sottilissima, a tutta una serie di plettri e di lamelle, ivi compresa una batteria di “jaw-harps” di dimensioni diverse, da usare per frizione, ecc.; fino all’amplificazione sorprendente d’un groviglio di fili bronzei che hanno l’aspetto d’una ricca chioma muliebre dai riflessi dorati!

[...] Estratto da: Dialogo N° 7 Arpe eolie ed altre cose inutili

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